UN.I.D.E.A.


L'Unione Italiana Degli Esperti Ambientali
compie 66 anni


UN.I.D.E.A. è un'organizzazione senza fini di lucro. Nata nel 1949 come Associazione Nazionale dei Chimici dei Laboratori Provinciali di Igiene e Profilassi, rappresenta ora gli operatori laureati, senza distinzione di professionalità e di ruolo (tecnico, amministrativo e gestionale) delle strutture di vigilanza e controllo del territorio e di supporto e consulenza alle Regioni e agli Enti locali in materia ambientale.




“Chi c’è dietro la Ragioneria Generale dello Stato?”

Nel pomeriggio di mercoledì 18 maggio si è chiuso in Senato il percorso del D.d.L. n. 1458. In modo inglorioso e assurdo. Il testo della Camera è stato approvato integralmente e a larga maggioranza con la sola astensione, tra le maggiori formazioni politiche, della Lega Nord e di Forza Italia. Nel pomeriggio del giorno precedente abbiamo scoperto dalla relatrice Manassero all’inizio della seduta che ai sedici articoli del provvedimento ne era stato aggiunto un altro “… l'articolo 17 reca una disposizione che è stato necessario inserire in sede referente, a seguito del parere della Commissione bilancio, che ha subordinato l'espressione dell'avviso favorevole a condizione che il disegno di legge recasse una clausola complessiva di invarianza finanziaria.” Per i rilievi della Ragioneria Generale dello Stato. Lo stesso organo che non aveva avuto nulla da ridire sul testo approvato a Montecitorio e che nessun segnale aveva inviato nei due anni di giacenza alla 13^ Commissione Ambiente del Senato.
Nelle dichiarazioni di voto i rappresentanti di tutti partiti e movimenti hanno sottolineato la disomogeneità delle prestazioni da parte delle Agenzie regionali e provinciali e puntato il dito e avanzato riserve sulla piena realizzabilità del Sistema a rete senza finanziamenti certi. Quelli che si sono astenuti hanno anche reiterato la necessità di modifiche puntuali sul testo per evitare un ruolo centralistico di ISPRA in un modello “piramidale” e rivendicare per i LEPTA le caratteristiche peculiari dei territori. [Leggi tutto] (g.p.)




“L'inquinamento delle acque. Controllo e informazione”

In questo periodo i mezzi di informazione si sono occupati diffusamente della contaminazione delle acque superficiali e sotterranee. Da una parte la vasta eco - se ne sorprende anche il suo curatore - per un rapporto ISPRA che raccoglie i dati prodotti dalle Agenzie regionali e provinciali sulla presenza dei pesticidi e dall'altra la situazione creatasi in Veneto, in particolare nel vicentino, per la presenza di composti organici fluorurati - PFAS - a seguito delle emissioni di un insediamento industriale. Per il documento di ISPRA vedi alcune riflessioni di Adriano Zavatti, past president di UN.I.D.E.A., alla sezione "Chi siamo - Documenti UN.I.D.E.A." Di entrambe le situazioni si è parlato nel corso di una seguita e affollata trasmissione mattiniera de La7 la scorsa settimana. C'era il rischio di fare confusione tra i due fenomeni per il tipo di inquinanti, l'origine, i tempi e le aree interessate con lo spettro - sempre presente in questi casi - dell'acqua del rubinetto incontrollata e del ricorso agli inutili filtri e alle costose acque minerali. L'ing. Paris, responsabile del Settore Sostanze Pericolose e presente in studio, ha illustrato brevemente il documento di ISPRA dimenticando purtroppo di citare la "manovalanza" del Sistema e ripetendo "il nostro monitoraggio" e "noi monitoriamo".
Per i PFAS abbiamo assistito allo show di un rappresentante della Associazione Medici per l'Ambiente che ha parlato di "1300 morti in 30 anni" e ha paragonato la situazione veneta con quella della Terra dei fuochi.
Certo è che in questo caso la mobilitazione è stata generale compresa l'iniziativa di un'indagine biologica sulla popolazione potenzialmente esposta. Dalla esemplare - per chiarezza e abbondanza di informazioni - pagina presente sul sito di ARPA Veneto e dalla lettura di alcuni quotidiani locali abbiamo appreso che nelle diverse fasi sono stati coinvolti enti e istituti come ISS, CNR, ENEA, OMS europea oltre l'Agenzia regionale per l'Ambiente. Non deve essere stato semplice il ruolo di coordinamento delle strutture regionali venete e occorre dargliene atto. (g.p.)




“Il Sistema Agenziale e la Polizia Ambientale”

È un momento particolarmente delicato e difficile per il sistema dei controlli ambientali nel nostro Paese. Dopo otto anni e tre legislature questa settimana l'ormai famoso D.d.L. n. 1458 dovrebbe essere discusso nell'aula del Senato per la definitiva approvazione. Due mesi di inutile presenza nel calendario dei lavori ma finalmente sembra che siano stati superati i rilievi della Ragioneria dello Stato sulla completa copertura delle previsioni "senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica". Ci auguriamo che sia così altrimenti un eventuale emendamento, che riassumesse i ben nove riferimenti già presenti, farebbe tornare il provvedimento alla Camera. Questo non solo allungherebbe i tempi ma ridarebbe fiato a chi vorrebbe "aggiornare" il testo e a chi vorrebbe definitivamente affossarlo ipotizzando diverse architetture organizzative pre referendum.
Contemporaneamente un'ipotesi ventilata nello scorso anno si sta per realizzare. Nell'ultimo fine settimana è stato organizzata a Roma un'iniziativa ad hoc dall'Arma dei Carabinieri, dal Corpo Forestale dello Stato e dal TECUM al chiuso di una caserma. Vedi il programma alla sezione "Formazione - Convegni-Congressi".
Ministri, parlamentari, magistrati, giuristi e associazioni ambientaliste hanno concelebrato - o assistito - alla nascita della Polizia Ambientale sugli sviluppi dell'accorpamento del CFS nell'Arma. Vedi alla sezione "SNPA/AssoARPA" le considerazioni di Luca Marchesi, presidente di AssoARPA, nella duplice veste di cronista e relatore della Conferenza.
È nota, per i ripetuti e non recenti interventi pubblici, la nostra posizione critica e motivata nei confronti della anomalia italiana della militarizzazione dei controlli tecnico-amministrativi. E non solo in campo ambientale.
Sembra tuttavia che lo schieramento delle forze decisionali e di opinione sia compatto in questa direzione. Da parte nostra proseguiremo comunque nell'evidenziare l'assurdità di questa situazione che ha provocato negli anni, in materia ambientale e sanitaria, vessatorie duplicazioni degli interventi, valutazioni difformi a parità di condizioni tecniche, costi sproporzionati rispetto alle roboanti statistiche.
In ogni caso vigileremo affinché almeno vengano definite con uno strumento normativo le regole, gli ambiti di intervento, i ruoli, i rapporti tra la Polizia Ambientale e il Sistema delle Agenzie ambientali. Sulla collaborazione e informazione reciproca siamo scettici in partenza visti i non risultati del protocollo siglato nel 2000. Funzionava in un'unica direzione. Il futuro Consiglio nazionale del sistema e AssoARPA devono attivarsi a questi fini per tutelare l'impegno degli operatori e l'immagine delle strutture. Con la nuova realtà sarà ancora più difficile. (g.p.)




“I miei quattro requisiti”

Il giorno stesso del suo addio ad ARPA Puglia Giorgio Assennato ha inviato una lunga e-mail agli "amici e colleghi". Una sorta di testamento spirituale e uno stimolo concreto e pragmatico ai responsabili del SNPA, ma anche a tutti gli operatori delle strutture, per un rinnovato impegno nella difesa del Sistema da "nemici" esterni e interni ad esso. I requisiti che propone - ma forse rivendica - per una efficace, credibile e visibile governance dell'ambiente sono frutto di una esperienza e di un impegno non comuni per una Agenzia del nostro sud alle prese con una realtà nella quale ambiente, salute, occupazione e sviluppo industriale hanno scatenato una invereconda strumentalizzazione. La lettera ha avuto un'eco notevole sui social media ed è stata ripresa quasi integralmente da ARPATnews. Abbiamo chiesto all'amico di scrivere un pezzo partendo dalle quattro parole d'ordine che caratterizzano il suo messaggio e la disponibilità, della quale lo ringraziamo, ci ha regalato il contributo che potete leggere alla sezione "SNPA/AssoARPA". (g.p.)




“Il coraggio di cambiare e la coerenza del sistema”

Leggiamo, con soddisfazione che la nuova legge sulle Agenzie Ambientali potrebbe essere in dirittura d'arrivo al Senato, dopo un faticoso, ma soddisfacente iter alla Camera. Questa notizia è di quelle buone, da segnare (speriamo) sul calendario, come quella, di qualche settimana fa, che la Regione Emilia-Romagna ha riformato la propria ARPA, ora ARPAE, con l'aggiunta di “Energia” all'acronimo, ma soprattutto con un profondo cambio di rotta istituzionale, con l'attribuzione alla nuova struttura delle competenze autorizzative in modo diretto. Abbiamo plaudito anche a questa seconda buona notizia, che innova profondamente il quadro amministrativo, con un coraggio nemmeno troppo affievolito dalla successiva delibera della Giunta Regionale, che imbriglia in qualche modo la nuova organizzazione.
Ci eravamo illusi che questa fosse una seconda primavera per le Agenzie e che il Sistema Nazionale di Protezione Ambientale (SNPA) previsto dalla proposta di legge e corroborato da anni di attività di AssoARPA, l'associazione tra le Agenzie Regionali in pieno rilancio, potesse muoversi su un terreno ancora inesplorato di un rinnovamento esemplare per tutte le istanze tecnico-amministrative del Paese. [Leggi tutto] (a.z.)




“Ora tutti devono rimboccarsi le maniche”

Dopo due anni di pantano in 13a Commissione il D.d.L. n. 1458 entra nell'aula del Senato in punta di piedi. E direi a sorpresa. Abbiamo dato notizia della calendarizzazione nei giorni 15-17 marzo anche se sarà difficile che se ne discuta questa settimana. In ogni caso la situazione è sbloccata e gli ultimi resistenti sembra che si siano arresi. Il testo è certamente datato ma il Sistema ha bisogno di un punto fermo e di un riferimento per rilanciarsi. E tutti gli operatori, i dirigenti e il management delle strutture devono impegnarsi - così come le Regioni - per creare finalmente una rete, prima di tutto omogenea nella qualità e nelle procedure tecniche e amministrative, affidabile e credibile per gli stakeholder pubblici e privati.
Adriano Zavatti, past president di UN.I.D.E.A., ha sottolineato la scorsa settimana gli elementi salienti del testo ed evidenziato alcuni punti critici.
Ora pubblichiamo un'intervista a tutto campo con Luca Marchesi, DG di ARPA FVG e presidente di AssoARPA. (g.p.)




“Ma sarà davvero la volta buona?”

Confessiamolo: ormai avevamo perso la speranza di vedere approvata la riforma del sistema della Agenzie Ambientali. Anzi, la sua istituzione. Erano infatti già due le legislature nelle quali la proposta di legge era stata incardinata alla Camera dei Deputati e che si era giunti, non certo con semplicità, ad avere, per ben due volte, un testo condiviso ampiamente da maggioranza ed opposizioni. Quello che c'era da dire, ancora qualche anno fa, era stato detto e sviscerato in tutte le sue sfaccettature. E UN.I.D.E.A. era stata ben presente nel segnalarne criticità e possibili soluzioni. L'approvazione alla Camera e la trasmissione al Senato, poi, aveva fatto tacere il dibattito, nella speranza che fosse la volta buona. Poi più niente per quasi due anni. Ora apprendiamo che è stato fissato il calendario del Senato, che ne prevede la discussione in aula a metà marzo e ci chiediamo, non senza un certo scetticismo, se sia davvero la volta buona. Chissà? [Leggi tutto] (a.z.)




“L'SNPA è in dirittura d'arrivo”

Mercoledì la relatrice Manassero, respingendo oltre un centinaio di emendamenti, ha licenziato dalla 13a Commissione permanente del Senato il D.d.L. n. 1458 recante "Istituzione del Sistema nazionale a rete per la protezione dell’ambiente e disciplina dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale" e il provvedimento è stato calendarizzato in aula nella settimana parlamentare dal pomeriggio del 15 alla mattinata del 17 di marzo.
È all'ultimo posto tra i decreti in approvazione e probabilmente non saranno quelli i giorni nei quali diventerà legge tuttavia riteniamo che lo sarà a breve vista l'approvazione all'unanimità della Camera dei deputati ormai da quasi due anni. Il testo è stato oggetto di discussione all'interno e all'esterno delle strutture destinate a entrare nella rete.
Anche UN.I.D.E.A. ha espresso formalmente le sue perplessità e proposto modifiche (ruolo dell'ISPRA, finanziamenti, etc.). Ora anche noi pensiamo che il provvedimento venga perfezionato. Andrà in vigore sei mesi dopo la pubblicazione e sono previsti altri sei mesi perché le Regioni e le Province Autonome di Trento e Bolzano adeguino le leggi che regolano le loro strutture. (g.p.)




Prosegue l’analisi di Adriano Zavatti sulla nuova situazione creatasi in ARPA Emilia­Romagna a seguito di atti regionali. A conferma di un ruolo sempre più rilevante dell’Ente Regione, anche a livello organizzativo interno della struttura, dal primo marzo assumerà l’incarico di Direttore Generale Giuseppe Bortone, attualmente Direttore Generale dell’Assessorato ambiente, difesa del suolo e della costa. (g.p.)

“La nuova ARPAE: primi passi difficili?”

Con L.R. n.13 del 30 luglio 2015 la Regione Emlia­Romagna ha profondamente innovato l'assetto istituzionale in seguito all'abolizione delle Province. Come era evidente, uno dei passaggi più complessi non poteva che riguardare la ri­attribuzione delle competenze ambientali, già totalmente (o quasi) demandate alle scomparenti amministrazioni. Già abbiamo esultato alla innovazione introdotta, che attribuisce alla neonata Agenzia ARPAE l'autorità autorizzatoria, ricomponendo in capo al nuovo soggetto l'intero processo di “controllo ambientale” (latu sensu), ovverosia dal monitoraggio dell'ambiente, al controllo dei fattori di pressione ed ora anche al controllo preventivo, attraverso le varie autorizzazioni ambientali. Dunque un atto coraggioso da parte della Regione, che la pone senza alcun dubbio all'avanguardia nella definizione dei compiti delle Agenzie Ambientali italiane.
I problemi da affrontare, ne eravamo certi, non sarebbero stati né pochi e né semplici. Ci permettemmo anche di accennare ad alcuni suggerimenti organizzativi, che, nella nostra esperienza, potevano essere utili a sciogliere alcuni nodi, non ultimo quello della incompatibilità, crediamo più apparente che reale, tra organo autorizzatore e controllore. Ciò che ritenevamo e riteniamo da sottolineare è comunque la unitarietà della “lettura” dell'ambiente e del territorio, che ARPAE può offrire. [Leggi tutto] (a.z.)




A proposito della legge regionale n. 13/2015 riportiamo di seguito le riflessioni e le proposte riorganizzative di Adriano Zavatti, past president di UN.I.D.E.A. e primo direttore tecnico di ARPA Emilia-Romagna dal maggio 1996 al gennaio 2004.

“ARPAE: il coraggio di cambiare”

Con la “scomparsa” delle Province si è imposto un ripensamento della distribuzione delle competenze, che erano proprie di questo ente, in particolare per quanto attiene quelle “ambientali”, già attribuite da leggi nazionali o delegate dalle Regioni, soprattutto in quelle, come l'Emilia-Romagna, che si erano quasi totalmente spogliate di ogni potere autorizzatorio, demandandolo alle Province.
A chi dunque attribuire tale facoltà, finora gelosamente conservata ad un ente elettivo di primo livello? E' pur vero che, diversamente dal passato, dopo la netta distinzione tra indirizzo politico e gestionale, gli atti erano attribuiti alla dirigenza, ma era comunque l'”ente” che ne garantiva la “copertura” amministrativa e, bene o male, ne manteneva in capo alla “politica” la responsabilità, sia pure indiretta, con tutte le implicazioni del caso.
Il percorso dell'atto era dunque, in linea di massima: richiesta di autorizzazione del privato → provincia → richiesta di parere ad ARPA ed altri enti tecnici → conferenza dei servizi → parere → rilascio autorizzazione.
Scomparendo l'”ente provincia”, il problema dell'attribuzione è immediato e assai rilevante. Le strade da percorrere, volendo mantenere la potestà in capo ad un ente elettivo sarebbero due: comune (singolo o associato o area metropolitana, nei casi previsti) o regione stessa. In entrambi tuttavia le implicazioni organizzative e procedurali non sarebbero di poco conto. [Leggi tutto] (a.z.)




“ARPA Emilia-Romagna cambia sigla e logo. E non solo”

Mauro Bompani scrive su Ecoscienza 5/2015 che “ARPAE non è un’ARPA più grande ma è un altro soggetto, ampiamente nuovo per compiti istituzionali, posizione nella governance ambientale, sedi territoriali.” E aggiunge che “Il dato saliente della nuova Agenzia è l’acquisizione di poteri autorizzativi e concessori.” Il responsabile comunicazione dell’Agenzia, illustrando il nuovo marchio – molto efficace e accattivante graficamente –, mette in evidenza l’elemento più innovativo introdotto dalla L.R. n. 13/2015 (vedi alla sezione “Normativa - Normativa Regionale - Emilia-Romagna”) in applicazione della L. 56/2014 c.d. Delrio.
A differenza della Toscana e di altre Regioni che riprendono le competenze in precedenza attribuite alle Province, l’Emilia-Romagna, con una ottima norma onnicomprensiva, fa un passo ulteriore e riordina tutte le competenze lasciando alle nuove e alle vecchie strutture l’onere della riorganizzazione interna per adempiere alle materie e ai compiti ora affidati. [Leggi tutto] (g.p.)




“Preferiamo i calci negli stinchi agli ammiccamenti complici”

Avremmo voluto occuparci di altri temi ma I nostri recenti interventi sulla inefficacia delle attività di comunicazione del SNPA nei confronti dei massmedia hanno suscitato molte reazioni. Avevamo citato le premesse-denuncia di un documento ufficiale del GdL Comunicazione e abbiamo assistito per i PM10 alla ennesima orgia di interventi da parte di "esperti di qualsiasi ora" che, recuperando rapidamente indagini e ricerche vecchie e ritrite, hanno discettato per giorni sui giornali e sulle televisioni. Nonostante qualche citazione e intervista di Agenzie locali, il Sistema non è stato in grado di presentarsi ai cittadini e alle amministrazioni per quello che è e che rappresenta. Nel caso specifico gestore affidabile di tutte le reti di rilevamento della qualità dell'aria, gestore in molte Agenzie di qualificate reti meteo e apprezzati sistemi di modellistica previsionale, in alcune presenza di strutture dedicate alla epidemiologia ambientale.
Tra i commenti, tutti ampiamente positivi con qualche riserva sulle difficoltà applicative, ne vogliamo citare uno per la qualifica e la struttura di provenienza dell'autore. Responsabile della comunicazione in una prestigiosa Agenzia regionale. Dopo averci accusato di "pressapochismo" e definito il nostro contributo un "calcio negli stinchi" al Sistema, il nostro afferma di essere "totalmente d'accordo sulla necessità di dare forma e anche struttura autonoma alla comunicazione del sistema." E aggiunge "Su ruolo, Statuto e mission di un sistema comunicativo del SNPA occorre una discussione molto franca. Finora tutti i tentativi hanno prodotto poco, molto poco: chiediamoci il perché." E` appunto quello che UN.I.D.E.A. sta facendo! E non da ora e non solo su questo tema strategico ma per ogni elemento o attività utili al rilancio e alla sempre maggiore credibilità operativa e alla visibilità del Sistema. (g.p.)




“Un'altra sberla alla comunicazione del Sistema agenziale”

C'era da aspettarselo. Quasi due mesi senza pioggia, scarsa ventilazione, temperature miti, inversione termica nei bassi strati hanno provocato alte e persistenti concentrazioni del PM10. Immediata corsa ai ripari da parte delle amministrazioni locali con i tradizionali provvedimenti spot. La situazione ideale da parte del Sistema delle Agenzie ambientali per un intervento puntuale per informare e chiarire la situazione. Invece il 18 dicembre sono bastate poche righe e una tabellina di Legambiente per riempire le pagine dei quotidiani online e i giorni successivi la carta stampata. ISPRA è intervenuta a ridosso con un comunicato - senza tabellina - ed è sta messa in ridicolo da alcune testate che, con sottile perfidia, hanno evidenziato che i dati erano relativi al primo semestre rispetto a quelli aggiornati dell'associazione ambientalista.
Che strano Paese questo nel quale quelli che monitorano l'ambiente producendo faticosamente dati affidabili sono meno noti e visibili di chi monitora i loro dati stilando classifiche sulle peggiori stazioni di ogni località. Criterio imbarazzante al pari dei prelievi delle acque di mare alla foce di fiumi o fossi dove la balneazione è vietata per legge. Qualcuno, proprio in nome dell'informazione, dovrebbe spiegare il concetto di rappresentatività dei dati, in particolare per la qualità dell'aria.
Insomma, ancora una volta il Sistema agenziale ha perso l'occasione. I 155 - compresi i 41 di ISPRA - addetti alla comunicazione del Sistema non sono stati in grado di svolgere uno dei loro compiti fondamentali e cioè informare i cittadini e valorizzare il lavoro dei diecimila operatori delle strutture.
E` una storia vecchia e diventata insopportabile. Verrebbe da pensare che il Sistema abbia deciso di appaltare ad altri questa quota significativa dell'informazione/comunicazione. Ora basta! Al Sistema manca la lobbying nei confronti dei mass media e il fiuto da giornalista. Diamoci da fare! (g.p.)




“Informazione e visibilità. Servono strumenti diversi”

L’ammiraglio Talluri, con i suoi 17 collaboratori – 2.5 su 100 operatori dell’Agenzia – dal ponte di comando della corazzata ARPATnews, lancia via e-mail a 84.000 destinatari tre notiziari giornalieri. Molte riguardano ovviamente le attività di ARPA Toscana ma tante altre informazioni di carattere generale sui temi ambientali e sulle iniziative delle strutture del SNPA.
E’ quanto emerge da un rapporto del settembre scorso nel quale vengono presentati i risultati di un questionario inviato dal GdL ad ISPRA e alle 21 sorelle. Trascurando ISPRA per il suo ruolo istituzionale particolare, il personale delle Agenzie, coinvolto nelle attività di comunicazione, assomma a 114 persone di cui 12 dirigenti. Ben otto Agenzie hanno una struttura dedicata esclusivamente a questa funzione.
Un numero certamente consistente che tuttavia non riesce a dare al Sistema la visibilità e l’immagine che merita. Lo dichiarano apertamente i relatori nella premessa del documento.
“La conoscenza delle Agenzie da parte dell’opinione pubblica è piuttosto limitata. Ancora più contenuta è la capacità di influire sulla "agenda" delle scelte politiche ed istituzionali in campo ambientale. Il fatto che la loro riforma sia in discussione in Parlamento da diverse legislature ne costituisce un esempio. Ancora minore è la visibilità delle agenzie come "Sistema Nazionale della Protezione Ambientale" (SNPA), che è una realtà quasi del tutto sconosciuta all’esterno del mondo delle agenzie. D’altra parte le agenzie operano in un contesto socio-politico sempre più complesso e difficile. Da una parte c’è sempre maggiore attenzione e sensibilità nei confronti dell’ambiente, ed ancor di più riguardo ai rischi per la salute delle persone derivanti dallo stato dell’ambiente e dalle fonti di pressione (industrie, impianti di gestione dei rifiuti, aree da bonificare, ecc.). Dall’altra pesa fortemente la "sfiducia" di base maturata in questi anni nei confronti di tutta la pubblica amministrazione e la tendenza ancor più accentuata alla crescente conflittualità sui temi ambientali. Le agenzie si devono frequentemente confrontare con le critiche dei cittadini, delle aziende, dei comitati, degli amministratori e dei politici, che sovente esprimono giudizi sul loro operato, che considerano non conforme alle loro aspettative.“
Non vogliamo discutere degli elementi negativi che avrebbero reso ancora più complicata l’opera di penetrazione tuttavia è necessaria a questo punto una riflessione di fondo. Si vuole veramente che il Sistema abbia visibilità sui mass media? Allora, ferme restando tutte le attività istituzionali di comunicazione/informazione, occorre creare una struttura parallela. Occorre un ufficio stampa con giornalisti professionisti in grado di accedere alle agenzie di stampa, alle redazioni dei quotidiani e dei TG e delle rubriche/trasmissioni “specializzate”.
Ora sono gli altri controllori a parlare e ad essere riconosciuti come protettori dell’ambiente. Fino a quanto non sarà creata una struttura permanente di informazione che intervenga immediatamente e autorevolmente nelle situazioni critiche e trovi canali di penetrazione permanenti nella stampa e nelle reti televisive, il Sistema dovrà assistere passivamente e senza lamentarsi agli show del NOE, della GdF, del CFS e di Legambiente. (g.p.)




“Aumentano le incertezze. E non solo delle misure”

La faccenda si complica. A quella analitica e di campionamento bisogna aggiungere l’incertezza del magistrato. Inquirente o giudicante. In primo grado, in appello e in cassazione. Questo ulteriore elemento, oltre alla rivendicazione del ruolo di peritus peritorum, è emerso dalla relazione, direi asimmetrica, del sostituto procuratore Basso nel Convegno organizzato il 30 novembre da ALA - Associazione dei Laboratori Accreditati - e dall’Istituto Superiore di Sanità con il patrocinio, tra gli altri, di ACCREDIA e di UN.I.D.E.A.
Il titolo dell’incontro - Incertezza di misura associata al risultato e limiti di legge: sua espressione, significato e valore nei confronti del cliente e delle PA – ha suscitato largo interesse nella partecipazione – oltre 120 presenze – e nella qualità del dibattito. Dopo sei anni dalla emanazione del MLG ISPRA 52/2009, largamente e colpevolmente disatteso dalle stesse strutture del SNPA alle quali era prevalentemente destinato, operatori pubblici e laboratori privati sono ancora in attesa di una sua formalizzazione che renda meno “soli” coloro che quotidianamente sottoscrivono rapporti di prova dai quali possono scaturire atti amministrativi e penali o liti commerciali. Nel frattempo organismi tecnici internazionali riaffermano l’obbligo di accompagnare il dato numerico con l’incertezza e con i criteri che hanno condotto al suo calcolo. [Leggi tutto] (g.p.)




“Nubi sul Sistema. Restaurazione, controriforma?”

Solo un mese fa abbiamo parlato di una sorta di Rinascimento del Sistema agenziale. Presi dall’entusiasmo di vedere l’impegno compatto nel rivendicare il ruolo tecnico esclusivo delle strutture nell’attività di conoscenza e controllo dell’ambiente. Parlavamo in particolare del nuovo strumento della prescrizione introdotto dalla L. 68/2015. Siamo costretti non a rivedere la nostra positiva valutazione del Sistema perché non vogliamo pensare neanche per un istante che al suo interno, o nelle sue strette vicinanze, ci sia qualcuno – singolo, organizzazione o istituzione - che remi contro.
Tuttavia alcuni recenti segnali ci inducono a essere meno ottimisti sulle prospettive. [Leggi tutto] (g.p.)




“Il paradosso delle prescrizioni”

La “Ecoreati” ha rilanciato prepotentemente il problema necessità/opportunità della presenza di personale delle Agenzie con la qualifica di UPG. La situazione attuale è del tutto disomogenea con il pericolo di difformità comportamentali che non gioverebbero alla credibilità del Sistema da parte dei cittadini e delle imprese. La posizione di UN.I.D.E.A., come è noto, è motivatamente contraria ma, anche all’interno dell’Associazione, i nuovi adempimenti previsti dall’Art. 318bis e seguenti della legge hanno riaperto la discussione. Restano fermi, tra gli altri, i rischi di “sceriffismo” per emulazione con tacche alla cinta, paletta e lampeggiante in macchina, perdita di controllo gerarchico e funzionale, oneri finanziari non giustificabili per attività continuativamente decise e prestate presso altre amministrazioni. In effetti si verificherebbe un paradosso. [Leggi tutto]




“Il risveglio del Sistema”

La ormai arcinota legge 68/2015 c.d. “Ecoreati”, della quale abbiamo già parlato in queste pagine, ha suscitato molteplici reazioni ed interventi che proseguiranno alla luce della sua applicazione e di eventuali posizioni emergenti “in sede giurisprudenziale o dottrinaria”.
Il primo commento è stato quello del Massimario penale della Corte di Cassazione che in un documento del 29 giugno, data di entrata in vigore della norma, evidenzia la sua derivazione dalla Direttiva dell’Unione Europea 2008/99/CE del 19 novembre 2008 sulla protezione dell’ambiente mediante il diritto penale, il cui Preambolo (art. 5) precisa che “attività che danneggiano l’ambiente, le quali generalmente provocano o possono provocare un deterioramento significativo della qualità dell’aria, compresa la stratosfera, del suolo, dell’acqua, della fauna e della flora, compresa la conservazione delle specie” esigono sanzioni penali dotate di maggiore dissuasività.
Inoltre esprime perplessità sulle non chiare terminologie utilizzate dal legislatore a proposito del nuovo Art. 452-bis introdotto nel Codice Penale. [Leggi tutto]




“Il CCNL della Sanità e la sua applicazione alle Agenzie
per la protezione dell’ambiente: una storia in evoluzione”

Luca Marchesi – DG di ARPA FVG – Presidente di AssoArpa

Con questo intervento di Luca Marchesi, direttore generale di ARPA Friuli - Venezia Giulia e presidente di AssoArpa, UN.I.D.E.A. apre il dibattito su un tema delicato e controverso che coinvolge il personale e l’organizzazione delle strutture dell’ SNPA. (g.p.)

A quasi trenta anni dalla nascita del Ministero dell’Ambiente, l’interesse per la protezione dell’Ambiente nel nostro Paese, in Europa e a livello mondiale ha raggiunto finalmente maturità d’intenti, di studi e di partecipazione. Bisogna essere consapevoli che nessuno Stato, né tanto meno il nostro, è una monade isolata ma si muove in un quadro generale europeo e internazionale che vede i problemi ambientali in cima alle priorità.
D’altra parte è indubbio il ritardo, rispetto agli altri Paesi europei, con cui l’Italia ha introdotto nel proprio bagaglio legislativo, culturale e sociale la dovuta attenzione per le tematiche di difesa dell’ambiente. La svolta si ebbe appena negli anni ’90 con la nascita dell’Agenzia Nazionale, delle Agenzie Regionali e delle Province Autonome per la protezione ambientale in un contesto che risultava profondamente segnato da un’eccessiva frammentarietà delle competenze.
In precedenza, non esisteva un sistema in grado di garantire la necessaria efficienza e vi era una confusa sovrapposizione, in realtà solo di recente e non del tutto chiarita, delle attività ambientali con quelle relative ai problemi sanitari.
[Leggi tutto]




“Le polveri sottilmente poco democratiche”

Da un lettore che desidera mantenere l’anonimato riceviamo e pubblichiamo. Conservazione dell’ambiente e stato sociale.
Decisioni radicali o scelte equilibrate? È il caso di pensarci sù (g.p.)


Abbiamo letto i risultati del progetto europeo AIRUSE, di certa qualità scientifica, che caratterizza le famose polveri sottili, attribuendo alle concentrazioni di PM10 e 2,5 un significativo contributo da parte della “combustione da biomasse” che, se abbiamo capito bene, trattasi della legna dei caminetti! Certo, ci sono anche altri importanti contributi: polvere del Sahara e dei suoli locali, e altro ancora.
Avevamo già sentito di questi risultati, ma eravamo dubbiosi. Ora siamo sicuri che... dobbiamo spegnere i caminetti per ridurre le malefiche polveri! Ma nessuno ha avuto il coraggio di dirlo. Anzi [Leggi tutto]




“Il Sistema delle Agenzie e la sfida ambientale”

Luca Marchesi – DG di ARPA FVG – Presidente di AssoArpa

Ci voleva forse proprio un’incipit medievale come il “Laudato Si” di Papa Francesco, per scuotere tutti e far ascoltare, forse realmente per la prima volta, il grido di Società e Ambiente di fronte alle emergenze poste dallo sviluppo incontrollato degli ultimi duecento anni.
Ci voleva un richiamo forte alla coscienza e alla responsabilità, che va aldilà del messaggio religioso, per provocare titoli di stampa mondiali e atti dei governi…
Ci voleva un richiamo forte e c’è stato.
Il richiamo va anche a tutti noi che operiamo quotidianamente, a vario titolo, nel Sistema Ambientale. E come Sistema dobbiamo rispondere. Anche approfittando del risalto universale che il tema ha assunto in questo momento e dunque dell’occasione straordinaria che ci viene in qualche modo offerta.
In che modo? [Leggi tutto]




“Chi deve tutelare l'ambiente. Vogliamo risposte chiare.”

Eravamo stati buoni e facili profeti nel prevedere richieste di chiarimenti e circolari attuative/esplicative a proposito della L. n. 68/2015 in vigore dal 29 maggio. In questa specie di concorso senza premi, crediamo che il primo posto spetti al Procuratore di Trento che, dopo appena sette giorni, ha sfornato un documento di ben undici pagine partendo dall'obiettivo di "pervenire a soluzioni coerenti ed uniformi, oltre che sollecite" in materia di prescrizioni. Dopo aver espresso alcune perplessità sui campi e i presupposti di applicabilità, il magistrato indica la procedura che deve essere seguita dai suoi uffici e dagli organi di controllo operanti sul territorio. Per quanto riguarda quelli titolati, il Procuratore non ha dubbi che, "quando una fattispecie contravvenzionale venga apprezzata d’iniziativa da una delle nostre Sezioni, questa si raccordi con gli organi di vigilanza operanti in materia o con la polizia giudiziaria specializzata [penso, in particolare al NOE dei Carabinieri], sì da procedere congiuntamente ad impartire la prescrizione. Molto più frequente [direi fisiologico], che le contravvenzioni vengano accertate e le prescrizioni impartite dagli organi di vigilanza e/o dagli organi di polizia giudiziaria competenti per materia [Corpo forestale della Provincia, Corpo forestale dello Stato, NOE dei Carabinieri, APPA, ecc.]." Ci sfugge quale sia il criterio con il quale il dott. Amato attribuisce la qualifica di "specializzato" o "competente per materia", e quindi, non solo prescrittore ma anche di asseveratore o validatore della prescrizione tecnica e dei relativi tempi tecnici di ripristino, mettendo insieme una serie di organi, tra i quali l'APPA, e un terrificante "ecc". Il nostro dubbio nasce, a questo stesso proposito, dalle recenti affermazioni di un altro magistrato che recentemente ha affermato che accertamenti prettamente tecnici sugli impianti non possono che essere effettuati da operatori delle Agenzie ambientali, accompagnati da ufficiali del NOE nel caso i primi non possedessero la qualifica di UPG [Castellano, F. Ecoscienza VI, 2, 36-37 (2015)].
Siamo convinti della bontà della nuova norma e della necessità di approvare rapidamente il D.d.L. n. 1458 - il 18 giugno è stata la data ultima per la presentazione degli emendamenti - ma siamo preoccupati delle dichiarazioni di politici, e non solo, che, nel primo caso, parlano di testo perfettibile e necessità di un "tagliando" mentre nel secondo si chiede il via libera pur riconoscendo la "storicità" dell'impianto.
Chiudiamo con una notizia acquisita direttamente. Nell'ambito della riforma delle forze dell'ordine con ipotesi di accorpamento del CFS alla Polizia di Stato, si ipotizza la costituzione di un corpo di Polizia ambientale. La proposta è stata pubblicamente applaudita da parlamentari della maggioranza e dell'opposizione nonché di un rappresentante di un'associazione ambientalista onnipresente. NO COMMENT! (g.p.)




“Ecoreati. Prescrizioni/UPG/Agenzie ambientali”

Torniamo sull'argomento perché ora non siamo più soli, almeno ufficialmente, a porci alcuni quesiti su quella parte della L. n. 68/2015 che si applica alle ipotesi contravvenzionali - senza peraltro individuare le specie dei reati - che non hanno causato danno o pericolo concreto e attuale introducendo le prescrizioni tecniche. L'occasione viene dall'Editoriale e da oltre una ventina di pagine dell'ottima rivista Ecoscienza, edita da ARPA Emilia-Romagna. In una dozzina di interventi, parlamentari, magistrati, giuristi e responsabili di "organi di controllo", diversi dalle Agenzie, si misurano nell'esprimere soddisfazione per il testo della norma. Solo due contributi, però, senza chiarire il ruolo dei controllori e degli asseveranti, pongono il problema da noi sintetizzato nel titolo. Il magistrato Francesco Castellano, lamentando la scarsezza di uomini e mezzi per le attività di controllo, afferma implicitamente che l'effettuazione di accertamenti prettamente tecnici che conducono alla prescrizione e alla definizione dei tempi di ripristino delle attività non possono che essere effettuati che da personale delle Agenzie. E, citando il caso dell'Agenzia lombarda che, come altre non ha attribuito al proprio personale la qualifica di UPG, sostiene che "gli ufficiali del NOE si trovano nelle condizioni di dovere accompagnare i funzionari ARPA". L'altro contributo - diciamo interno al Sistema perché redatto da Giovanni Fantini, responsabile Area Affari Istituzionali e Legali di ARPA Emilia-Romagna, - afferma già dal titolo "Le prescrizioni: un'occasione per le Agenzie ambientali" e aggiunge che la "prescrizione pare particolarmente congeniale alle ARPA/APPA le quali, uniche tra gli organi di controllo, possiedono tutti gli strumenti professionali per entrare nel merito tecnico della violazione e, conseguentemente, imporre una corretta attività di adeguamento ambientale." Fantini non si nasconde la disomogenea situazione nazionale tra Agenzie che hanno attribuito la qualifica di UPG al personale che opera sul territorio e Agenzie che la ritengono superflua visto il dettato della L. n. 61/94 né la incongruenza tra l'obbligo previsto dalla L. n. 68/2015 e la possibilità prevista dall'Art. 14, settimo comma del D.d.L. n. 1458 e auspica - così noi interpretiamo l'obiettivo dell'intervento - che le due norme vengano coordinate e che il personale delle Agenzie che opera il controllo sul territorio deve rivestire la qualifica di UPG.
Da questa nuova situazione nascono, a nostro avviso, due brevi considerazioni di razionalità ed economia delle risorse. Da una parte deve essere chiarito il ruolo dei tanti organi, troppi e scoordinati, attribuendo alle Agenzie ambientali l'esclusività del controllo tecnico-amministrativo degli insediamenti in materia strettamente ambientale. Dall'altra le 21 sorelle devono investire risorse per disporre di equipe pluridisciplinari numericamente proporzionate alle esigenze del territorio e altamente qualificate in termini di impianti e processi e in grado di potersi confrontare con i responsabili tecnici dell'attività produttiva. (g.p.)




“Chi prescrive? Chi assevera? A che titolo e con quali requisiti?”

Il Senato ha approvato in via definitiva il D.d.L. n. 1345 recante "Disposizioni in materia di delitti contro l'ambiente" trasformandolo nella L. n. 68/2015 in vigore dal 29 maggio. Vedi alla sezione "Normativa - Normativa nazionale".
Uno degli elementi più rilevanti riguarda l'innovativa e condivisibile previsione della prescrizione "tecnica" nel caso di illeciti amministrativi negli articoli 318-bis e seguenti. Da questo punto non vogliamo aggiungere nulla e riportiamo integralmente quanto scritto il 3 aprile. "Tale atto, unitamente all'indicazione dei tempi di ripristino dell'attività, dovrà essere asseverato - e già il verbo ci preoccupa - "tecnicamente dall'ente specializzato competente nella materia trattata".
Alla faccia degli strombazzati richiami alla chiarezza e alla non interpretatività delle norme! In questo caso un distratto e stanco parlamentare di Palazzo Madama, ispirato da un confusionario azzeccagarbugli lobbista di passaggio, ha fatto strike. Ci vorranno decine di decreti attuativi, svariate circolari ministeriali e regionali e stuoli di giuristi goduriosi per capirne l'applicazione e individuare chi fa cosa. Se la prescrizione è fatta da personale tecnico delle Agenzie, che motivo c'è di una conferma tecnica solenne.
Vale per gli altri organi di controllo non tecnici? Di quale ente si parla, specializzato in cosa? E competente in quale materia? Parliamo di competenza territoriale, giurisdizionale, amministrativa? O ci riferiamo alla tipologia dell'impianto, del processo o della emissione? C'era bisogno di questa asseverazione? Non ci risulta che analoga conferma sia necessaria per le prescrizioni in ambienti di lavoro. In conclusione una boiata pazzesca, inutile e pericolosa che AssoArpa non potrà non chiarire e rendere comprensibile da parte di chi, quotidianamente su tutto il territorio nazionale, dovrà applicare univocamente la norma come asseverante o come asseverato."
Si ripropone il problema della qualifica di UPG per il personale delle Agenzie che opera nel controllo come possibilità, non obbligo, prevista dall'Art. 14, comma 7 del D.d.L. n. 1458 in discussione al Senato, argomento sul quale le 21 Agenzie sono spaccate. E ora siamo al paralizzante paradosso che il personale delle Agenzie, senza la qualifica di UPG, ma l'unico, per preparazione tecnica e conoscenza degli impianti e dei processi, in grado di valutare la reale situazione, l'entità del rischio, indicare la prescrizione tecniche e definire i tempi di ripristino delle attività non possa procedere mentre gli altri, tanti, costosi e scoordinati, "organi di vigilanza", più o meno stellettati e preparatissimi esclusivamente in materia di CP, CPP e leggi speciali, possa dispensare prescrizioni tecniche e stabilire i tempi tecnici di ripristino.
È veramente arrivata l'ora che i diversi interlocutori nazionali, regionali e locali decidano chi, in via esclusiva, debba effettuare il controllo ambientale in modo trasparente, efficace, con un rapporto costi/benefici accettabile. Lo chiedono i cittadini e le imprese. Ed anche gli operatori dell'SNPA. AssoArpa è avvertita! (g.p.)




“La terzietà dell'SNPA e delle singole Agenzie”

Il Progetto di Legge regionale dell'Emilia Romagna "Riforma del sistema di governo regionale e locale e disposizioni su Città metropolitana di Bologna, Province, Comuni e loro Unioni", ora in Giunta, e le riflessioni di Adriano Zavatti riguardanti l'ARPA hanno suscitato interesse e reazioni diverse. Si torna a parlare delle Agenzie come braccio armato o disarmabile della politica e si invocano, per rivendicare la loro terzietà, soluzioni tipo EPA statunitense ipotizzando una sorta di Authority. Dal punto di vista strettamente operativo e funzionale riemergono perplessità sul ruolo di una struttura che contemporaneamente predispone e/o concede l'autorizzazione all'esercizio della attività e successivamente procede al controllo magari creando al suo interno sezioni separate. Che rispondono, però, entrambe al Direttore Generale monocratico. Nel frattempo sullo sfondo rimane il testo del D.d.L. n. 1458 in discussione alla tredicesima Commissione del Senato. Dopo avere acquisito il parere di ben otto altre Commissioni è stato fissato per mercoledì 10 giugno il termine ultimo per gli emendamenti. Speriamo che tengano conto delle connessioni con alcuni articoli della legge sugli "ecoreati" recentemente approvata. In tale situazione - e lo abbiamo già scritto - è indispensabile che AssoArpa faccia chiarezza e apra una discussione a livello pubblico ed un confronto con la Conferenza unificata Stato-Regioni.
Al fine di fornire ai lettori ulteriori elementi di conoscenza riportiamo alla sezione "Normativa - Normativa regionale" alcuni articoli del succitato Progetto di Legge regionale riguardanti l'Agenzia. (g.p.)




“Regione Emilia-Romagna:
una proposta decisamente innovativa per l’ARPA.”

A Bologna, nelle stanze di via Aldo Moro 52, circola un progetto di legge regionale di riordino complessivo delle istituzioni locali, a seguito della legge nazionale sulle Province e Città Metropolitane. Il testo in bozza del progetto: «Riforma del sistema di governo regionale e locale e disposizioni su Città metropolitana di Bologna, Province, Comuni e loro Unioni», che avrebbe dovuto restare riservato, è invece stato diffuso da una organizzazione sindacale che ne era venuta in possesso. Si tratta evidentemente di un materiale ancora non compiuto nella forma, sicuramente perfettibile e che presenta lacune in molti punti. È comunque interessante vedere come una Regione sta tentando di rivedere l’organizzazione delle strutture amministrative proprie e degli enti sotto-ordinati, con una serie di implicazioni non secondarie sulle strutture tecniche della Regione, delle Province, dei Comuni e delle Agenzie regionali e sulle relative funzioni. [Leggi tutto] (a.z.)




La nuova AssoArpa:
valorizzare le specificità e rafforzare l’integrazione.
Luca Marchesi - Presidente di AssoArpa.

Lo scorso 23 marzo si è costituita in Roma, come evoluzione con personalità giuridica di quella esistente fin dalla fine degli anni ’90, la nuova Associazione nazionale delle Agenzie regionali e provinciali per la protezione ambientale, alla cui guida sono stato chiamato in qualità di Direttore Generale di ARPA Friuli Venezia Giulia. Accetto con molto piacere l’invito che mi rivolge UN.I.D.E.A. ad intervenire sul suo sito web e sul Bollettino degli Esperti Ambientali per meglio chiarire la natura della “nuova” AssoArpa e i suoi obiettivi, cogliendo altresì l’occasione per illustrare il ruolo proattivo, collaborativo e sinergico che l’Associazione intende esercitare rispetto all’Istituto nazionale per la Protezione e Ricerca Ambientale (ISPRA), per favorire la nascita del costituendo Sistema Nazionale della Protezione Ambientale (SNPA). [Leggi tutto]




“Il Senato approva ...”

Con questa formula e una maggioranza più che ampia sono diventate legge norme che aggravano le pene per reati ambientali, istituendo anche nuovi profili. Bene, giusto, apprezzabile! E infatti un coro unanime di consenso si è levato dal versante ambientalista, da sempre favorevole al rigore nella materia. La coscienza nazionale è rassicurata e guarda fiduciosa al futuro. Adesso vedrete: basta siti contaminati; gran fervore di bonifiche a rimedio di un passato terribile; ravvedimenti e pentimenti a raffica sulla via di Damasco, o meglio, sul quella della terra dei fuochi ed oltre.
Avanti il prossimo. Magari fosse sempre così con le leggi approvate dal Parlamento!
Ma è proprio così? O ci dobbiamo preoccupare? A costo di essere l’unica voce fuori dal coro e maltrattati, noi crediamo di sì, anzi, ne siamo proprio convinti e questi osanna non fanno che confermarci nella nostra inveterata idea che a norme più severe non faccia riscontro una diminuzione dei reati. [Leggi tutto] (a.z.)




Corruzione e illegalità.

AssoArpa, in linea col suo attuale Statuto, macina iniziative di incontro e confronto per offrire alle 21 sorelle soluzioni dal punto di vista gestionale, amministrativo ed economico-finanziario. Auspichiamo che analoga solerzia porti ad un esame critico – e ad una sana attività lobbistica – per rivedere il testo del D.d.L. n. 1458, il cui impianto non innova ma sostanzialmente prende atto del quadro, dei rapporti di forza e delle debolezze dell’attuale Sistema agenziale. Ci auguriamo anche che AssoArpa si doti rapidamente degli strumenti statutari e funzionali, normativamente riconosciuti, per affrontare anche gli aspetti tecnici e operativi delle strutture. [Leggi tutto] (g.p.)




Parole in libertà. Il Sistema agenziale ha bisogno di contributi diversi.

UN.I.D.E.A., vista la perdurante situazione di stallo del Sistema agenziale, ha creduto utile predisporre un documento che individua alcuni temi ritenuti prioritari e ha aperto una discussione, inserito nel sito e inviato agli operatori delle strutture e agli stakeholder istituzionali e privati al fine di supportare il processo di crescita di un sistema credibile e riconoscibile anche alla luce del discusso D.d.L. n. 1458 giacente in Senato.
Abbiamo ricevute varie osservazioni che stiamo esaminando per aggiornare il documento e stiamo ipotizzando un’iniziativa pubblica di confronto.
Tra quelle pervenute ne abbiamo ricevute alcune ispirate da un sindacato monoprofessionale della dirigenza sanitaria che, preoccupato della sorte lavorativa dei propri iscritti, chiede spiegazioni del seguente passaggio del Position Paper:
Il rapporto tra la protezione dell’ambiente ed il mondo della Sanità andrebbe ulteriormente delineato con l’abbandono da parte delle Agenzie del contratto della sanità per i propri operatori...” [Leggi tutto] (g.p.)




Che fare dei dati ambientali.

Sull’ultimo numero di Micron, la rivista di ARPA Umbria, è apparso un interessante articolo sulla diffusione dei dati ambientali, mentre ARPATnews segnala un’analoga iniziativa di ARPA Piemonte.
Il tema è da molti anni, ovvero dalla nascita delle Agenzie, dibattuto, ma forse ancora non in modo sufficientemente approfondito e soprattutto condiviso a livello di tutto il SNPA. Non a caso per molto tempo è stata materia controversa la decisione se affidare i Sistemi Informativi Ambientali alle Agenzie da parte delle Regioni, gelose della titolarità della funzione, per evidenti ragioni di gestione delle informazioni e quindi del rapporto col pubblico. Siamo sempre stati ovviamente favorevoli a che i dati, una volta validati dal produttore (ARPA), fossero resi disponibili senza alcuna limitazione ai cittadini. È questione di trasparenza, di credibilità e, in definitiva, di democrazia. [Leggi tutto] (a.z.)




Salviamo lo sciurus vulgaris. Ma anche le Agenzie ambientali.

Perugia in due giorni successivi - l'11 e il 12 dicembre - ha ospitato due eventi. Il primo, un seminario organizzato da ARPA Umbria e AssoArpa su " Approccio al risk management nella determinazione dei tempi e dei costi delle prestazioni agenziali", il secondo una conferenza stampa organizzata da U-SAVEREDS per presentare il progetto finanziato dal Programma LIFE+ dell'UE per la salvaguardia dello scoiattolo rosso. Sulla home del sito dell'ISPRA - tra le notizie e gli eventi - campeggia la notizia "Salva il rosso" e non c'è una riga che dia notizia della discussione sugli impegni che le 21 Agenzie hanno rispetto alla legge sulla trasparenza e nei confronti dei cittadini e delle amministrazioni per poter legittimamente richiedere risorse dimostrando efficienza, efficacia e qualità delle prestazioni, da tutti condivisa e applicata. [Leggi tutto] (g.p.)




Spending review or killing review?

È di questi giorni la notizia di prossimi tagli di personale in ARPA Toscana. In un comunicato CGIL, CISL e UIL, con qualche venatura classista, ironizzano anche sui troppi dirigenti rispetto al restante personale, identificato come “impiegati”, dimenticando che la maggior parte, inserita nel comparto, è composta da fior di tecnici tra i quali laureati in biologia, chimica, fisica, geologia e ingegneria e che non guadagna certo gli stipendi citati appannaggio dei dirigenti. Segnalazioni di “sfoltimenti”, prepensionamenti e mancati turnover ci arrivano da altre strutture del Sistema agenziale. [Leggi tutto] (a.z./g.p.)




Alluvioni, dissesti e disastri vari.

Giuro che non interverremo più sul tema (o almeno fino alla prossima tragedia). Chiedemmo a gran voce un Piano Poliennale Straordinario di sistemazione idrogeologica del paese. Ci sgolammo a ricordare che decenni di incuria, mal governo del territorio, mancata manutenzione, accondiscendenza verso i piccoli interessi di bottega e di chi voleva (poveretto) lucrare su misere proprietà, ricattando e corrompendo intere generazioni di amministratori locali per rendere fabbricabile ciò che mai avrebbe dovuto esserlo. [Leggi tutto] (a.z.)




Ancora una volta.

Avevo dato appuntamento agli appassionati alla prossima puntata della telenovela: “Lo sfascio idrogeologico: un dramma italiano”, una tragica farsa seriale con un numero di eventi infinito. Ed eccola di nuovo: a Genova, in Maremma, giù giù per lo stivale. Non sto a ripetere il già detto, né a strapparmi i capelli come fa chi sembra voler parlare di questo dramma, non per risolverlo una volta per tutte, ma lucrando di volta in volta sull’immancabile ritorno. Nietzsche aveva dunque ragione nel teorizzare il mito dell’Eterno Ritorno? L’Italia delle alluvioni, frane, terremoti, contaminazioni, etc. etc.; dell’insipienza, dell’ignoranza, dell’ingordigia, del non senso civico, del malaffare, etc., etc., né è dimostrazione palese! [Leggi tutto] (a.z.)